Cabrón espiatorio

La levata di scudi simultanea di vari esponenti dell’esecutivo di Madrid contro una politica italiana sull’emigrazione della quale non si conoscono ancora i contenuti ha probabilmente alla base una motivazione di politica interna. Lo dice esplicitamente anche Javier Moreno, il direttore del quotidiano filogovernativo El Pais, secondo il quale Josè Luis Rodrìguez Zapatero, con l’attacco alla politica italiana “lava la propria immagine” di leader della sinistra, offuscata dalle decisioni piuttosto dure che ha assunto e sta per assumere per contrastare l’immigrazione clandestina in Spagna.
19 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 00:53 | 19 AGO 20
Immagine di Cabrón espiatorio
Milano. La levata di scudi simultanea di vari esponenti dell’esecutivo di Madrid contro una politica italiana sull’emigrazione della quale non si conoscono ancora i contenuti ha probabilmente alla base una motivazione di politica interna. Lo dice esplicitamente anche Javier Moreno, il direttore del quotidiano filogovernativo El Pais, secondo il quale Josè Luis Rodrìguez Zapatero, con l’attacco alla politica italiana “lava la propria immagine” di leader della sinistra, offuscata dalle decisioni piuttosto dure che ha assunto e sta per assumere per contrastare l’immigrazione clandestina in Spagna.
Nella lettura di Moreno c’è indubbiamente del vero, soprattutto se è riferita alle posizioni del nuovo ministro del Lavoro e dell’Immigrazione Celestino Corbacho, che nei giorni scorsi aveva annunciato l’intenzione di estendere dai 40 giorni attuali a sei mesi il periodo di detenzione dei clandestini per poter eseguire le espulsioni. Corbacho è fatto segno da una dura polemica da parte della sinistra esterna e interna al Psoe, così, mentre conferma che “l’unica sorte dei clandestini è tornare da dove sono venuti”, cerca di rifarsi una verginità umanitaria accusando il governo italiano di non avere rispetto per i diritti umani dei diversi. Però non si può escludere che altre esternazioni provenienti dall’interno del governo spagnolo abbiano una finalità opposta, non quella di coprire la politica di rigore verso l’immigrazione, ma di contenerla e limitarla, facendo intendere che se non si torna indietro dai propositi più duri, le accuse rivolte strumentalmente all’Italia potrebbero riversarsi sull’ala più decisa dello stesso Psoe.
Un altro aspetto che dovrebbe essere indagato è la funzione di esaltazione dell’orgoglio nazionale spagnolo che è l’effetto indiretto della denigrazione dell’Italia, storica competitrice in economia e pietra di paragone politica e culturale. Non si tratta solo di una tendenza presente oggi nel governo socialista, per la verità. Senza andare a cercare il precedente di Francisco Franco, che nonostante l’aiuto prestato dall’Italia fascista alla sua parte durante la guerra civile rifiutò sempre di accreditare l’immagine di una Spagna che seguiva i destini politici italiani, basta ricordare come Josè Maria Aznar rifiutò con un tono piuttosto sprezzante la proposta del primo governo di Romano Prodi di rinviare insieme di un paio di anni l’ingresso dei due paesi nell’Euro, sostenendo che i conti spagnoli erano già in ordine.
Oggi peraltro l’esigenza di affermare una identità nazionale spagnola è particolarmente acuto per un governo che non ha maggioranza parlamentare senza il sostegno delle forze autonomistiche catalane o basche, alle quali quindi deve concedere ulteriori spazi di autogoverno che esse considerano espressione del riconoscimento di nazionalità diverse. Zapatero è alle prese con un governo basco che pretende di effettuare un referendum illegale per proclamare in pratica il diritto alla secessione e con un governo catalano (di coalizione tra socialisti ed estrema sinistra) che considera insufficiente un riparto delle risorse fiscali che ne lascia già oggi i quattro quinti sul territorio, e chiede una forma di ulteriore autonomia speciale. Su tutta la sua politica territoriale, poi, pesa l’ombra del modo dilettantesco col quale aveva avviato rocambolesche trattative con i terroristi dell’Eta, che ora hanno ripreso gli attentati e gli assassini.
Zapatero non sa o non può difendere l’identità nazionale spagnola in patria, anche perché è difficile separarla dalle sue robustissime radici cristiane che invece intende estirpare, è arrivato a spiegare in Parlamento che quello di nazione è un concetto discutibile, ma può dare una soddisfazione alla maggioranza di spagnoli che sente quell’identità come un valore, scatenando una battaglia propagandistica e verbosa contro un “nemico” esterno.
Attaccare il governo di Silvio Berlusconi in nome di una presunzione di superiorità “umanitaria” spagnola ha anche il vantaggio accessorio di rendere difficile una replica del Partido popular, che rischia di essere accusato di lavorare per il nemico, se solo cerca di far prevalere un po’ di buon senso e di misura sulle esasperazioni polemiche.
Pare di capire che in sostanza l’attacco all’Italia, al suo governo, alle forze politiche che lo sostengono, si muove su diversi piani e con diverse motivazioni, tutte però originate da questioni o da contrapposizioni interne alla Spagna, secondo la vecchia tattica di cercare l’unità interna indicando un falso pericolo straniero. E dire che accusano noi di alimentare le fobie xenofobe.